Accesso su torri, pali e tralicci: tecniche di risalita e posizionamento sul lavoro
L’accesso su pali e tralicci (energia, tralicci alta tensione, telecomunicazioni, illuminazione pubblica, impianti e infrastrutture) richiede tecniche di risalita verticale e posizionamento sul lavoro che riducano in modo strutturale il rischio di caduta dall’alto. In pratica, la differenza tra un intervento “veloce” e un intervento davvero sicuro passa da: corretta scelta dei sistemi di trattenuta/anticaduta, gestione dei passaggi critici, ergonomia dei punti di attacco e presenza di procedure di recupero in caso di sospensione.
Inoltre, nelle attività su sostegni attrezzati, l’impostazione operativa tende a privilegiare linee di ancoraggio rigide o flessibili e dispositivi dedicati, con regole precise di utilizzo e formazione.
Rischi della risalita verticale
Sistemi a fune rigida vs flessibile
Ergonomia e punti di ancoraggio
LIGHET e HOOK: Nuove soluzioni per la risalita su torri e pali
Rischi della risalita verticale
La risalita su pali e tralicci espone a un insieme di rischi “tipici” e spesso sottovalutati: il rischio non è solo la caduta, ma anche la dinamica della caduta, l’urto contro strutture/ostacoli, l’errore nei trasferimenti e la perdita di efficacia dei DPI per uso improprio.
Principali pericoli da considerare
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Caduta dall’alto in salita, in sosta e in trasferimento (punto più critico: cambio tratto/aggiramento ostacoli).
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Urto contro la struttura durante l’arresto caduta (oscillazione/pendolo).
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Scivolamento o perdita presa per condizioni ambientali (pioggia, gelo, vento), guanti non idonei, affaticamento.
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Fatica e sovraccarico muscolare (braccia/spalle) con conseguente calo dell’attenzione.
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Taglio/abrasione su funi o connettori per spigoli e sfregamenti: rischio tecnico che può degradare le prestazioni del sistema nel tempo.
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Sospensione post-caduta: la permanenza inerte in imbracatura richiede piano di soccorso e tempi rapidi di recupero (vedi sezione dedicata).
In sintesi, la risalita verticale va progettata come un “processo”: attrezzatura corretta, ancoraggi adeguati, procedura chiara e addestramento, non come una semplice salita “con DPI”.
Sistemi a fune rigida vs flessibile
I sistemi a fune rigida e a fune flessibile rispondono allo stesso obiettivo (ridurre/controllare la caduta), ma cambiano per logica di funzionamento, vincoli d’installazione e comportamento nei passaggi.
Fune rigida: quando e perché
La soluzione “rigida” (guida rigida integrata alla struttura) è pensata per consentire una progressione con dispositivo guidato che segue l’operatore lungo l’asse di risalita. In contesti attrezzati, la scalata avviene mantenendo l’imbracatura vincolata al dispositivo tramite attacco sternale.
Inoltre, in presenza di interruzioni della guida rigida, la procedura richiede di assicurarsi alla struttura con un dispositivo in dotazione e poi trasferire il dispositivo anticaduta sul tratto successivo. Di conseguenza, il “punto debole” non è la salita in sé, ma la gestione corretta dei cambi tratto.
Fune flessibile: quando e perché
La fune flessibile viene spesso realizzata con corda semistatica e può essere impiegata anche per scopi di soccorso/evacuazione in funzione della procedura adottata.
Tuttavia, proprio perché il sistema “lavora” con una linea flessibile, diventano cruciali:
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traiettoria più rettilinea possibile,
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gestione dei rinvii,
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attenzione agli sfregamenti che possono compromettere prestazioni e controllabilità.
Nota normativa-operativa
In alcune procedure per lavori su elettrodotti, viene esplicitato che le attività in quota considerate si svolgono senza impiego di sistemi di accesso e posizionamento mediante funi e con preferenza per protezioni collettive/linee rigide o flessibili in linea con l’art. 111.
Questo non “boccia” la cultura della fune: chiarisce che, in quegli scenari specifici, la strategia è ridurre variabilità e affidarsi a sistemi strutturati e standardizzabili.
L’ergonomia non è un dettaglio: influenza la postura, la fatica, la capacità di lavorare “in posizione” e, soprattutto, la dinamica di arresto caduta e di recupero.
Ergonomia e punti di ancoraggio
L’ergonomia non è un dettaglio: influenza la postura, la fatica, la capacità di lavorare “in posizione” e, soprattutto, la dinamica di arresto caduta e di recupero.
Punti di attacco: logica funzionale
In modo operativo, l’assetto più comune distingue:
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Attacco sternale: frequentemente indicato per progressione con dispositivo guidato durante la scalata su guida rigida.
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Attacchi laterali per posizionamento EN 358 per stabilizzare la postura e lavorare con mani libere (solo dopo essersi assicurati che la componente anticaduta copra il rischio residuo).
Tuttavia, “più punti” non significa “più sicurezza”: significa più variabili. Per questo motivo la procedura deve indicare chiaramente quando si usa il posizionamento e quando resta attivo l’anticaduta.
Uso del cordino di posizionamento (EN 358)
Il cordino di posizionamento serve a mantenere una posizione stabile sul palo/traliccio (lavoro a mani libere), ma non sostituisce automaticamente l’anticaduta: viene usato come componente di posizionamento sul lavoro, in integrazione al sistema anticaduta, secondo valutazione del rischio e procedura.
Operativamente, il valore del cordino EN 358 è massimo quando:
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il punto di ancoraggio è correttamente scelto (resistenza e geometria),
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la lunghezza è regolata per evitare eccessiva mobilità,
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l’operatore non si trova in configurazioni che aumentano il rischio di ribaltamento o scivolamento.
Inoltre, nei kit operativi per lavori in quota su sostegni, la composizione può prevedere imbracatura + cordino di posizionamento + (eventuale) assorbitore + cordino ausiliario, oppure l’uso di cordino a Y (anche integrato di assorbitore) per gestire i passaggi.
Doppio cordino per il superamento ostacoli
Il doppio cordino a Y è una soluzione pratica per mantenere continuità di protezione nei punti “non lineari”: cambio pendenza, discontinuità della guida, superamento staffe/elementi di struttura, passaggio da una zona attrezzata a una non attrezzata.
La logica è semplice: un ramo resta sempre in sicurezza mentre l’altro viene trasferito. Tuttavia, l’efficacia dipende dalla sequenza corretta e dalla disciplina operativa.
Sequenza corretta di risalita con doppio cordino a Y
| FASE | AZIONE | OBIETTIVO DI SICUREZZA | ERRORE TIPICO DA EVITARE |
|---|---|---|---|
| 1 | Verificare punto di ancoraggio/struttura e predisporre i connettori | Assicurare un ancoraggio affidabile prima del trasferimento | Agganciare a elementi non idonei o con spigoli/sfregamenti |
| 2 | Agganciare ramo A del cordino a Y al nuovo punto | Creare la “nuova” linea di sicurezza | Agganciare senza controllo chiusura/ghiera |
| 3 | Verificare chiusura connettore e direzione di carico | Ridurre rischio apertura accidentale o carico scorretto | Moschettone in leva o caricato su traverso |
| 4 | Trasferire il carico/progredire mantenendo ramo B ancora agganciato | Continuità di protezione (sempre almeno un ramo attivo) | Sganciare prima di avere un ancoraggio valido |
| 5 | Sganciare ramo B e re-agganciare oltre l’ostacolo | Completare il superamento in sicurezza | Restare con entrambi i rami sullo stesso punto quando serve avanzare |
| 6 | Ripristinare assetto di lavoro (posizionamento/anticaduta) | Stabilizzare postura e ridurre fatica | “Restare in Y” quando non serve, creando ingombro e rischio impiglio |
Di conseguenza, il doppio cordino non è “un DPI in più”, ma un metodo per governare il momento più critico della risalita.
Gestione del trauma da sospensione
La gestione del trauma da sospensione (o sospensione inerte/suspension intolerance) parte da un presupposto: dopo l’arresto caduta, il rischio non finisce. Se la persona resta sospesa e immobile, possono comparire sintomi fino a perdita di coscienza; per questo la strategia corretta è ridurre i tempi di sospensione con un piano di soccorso addestrato, coerente con scenario e attrezzature disponibili.
Sul piano pratico, la procedura di recupero deve considerare aspetti tecnici spesso trascurati:
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elasticità della corda e gestione della fase di sgancio (la corda può restare in tensione anche dopo un sollevamento, rendendo lo sgancio delicato),
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rischi di sfregamento che possono disattivare/danneggiare componenti, controllabilità della discesa con dispositivo guidato, con particolare attenzione alle parti taglienti. Inoltre, nelle organizzazioni che operano in quota è previsto che vengano scritte procedure e che il personale sia addestrato alle operazioni di soccorso.
LIGHET e HOOK: Nuove soluzioni per la risalita su torri e pali
La sicurezza nella risalita verticale su pali richiede strumenti progettati specificamente per ridurre margini di errore, tempi di predisposizione e rischi operativi. In questo contesto Sicurlive Group propone due dispositivi dedicati, sviluppati per creare punti di ancoraggio temporanei conformi alla normativa anticaduta e per migliorare l’efficienza degli interventi su torri e pali.
LIGHET – Sistema anticaduta per pali
LIGHET è il dispositivo anticaduta progettato e brevettato da Sicurlive Group per operare in quota su qualsiasi tipo di palo cavo, senza limiti di altezza e consentendo sia l’accesso in quota sia l’eventuale soccorso dell’operatore.
Caratteristiche principali
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Compatto, leggero e facilmente trasportabile: ottimizzato per interventi rapidi e manutenzioni frequenti.
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Installazione da terra: si fissa al palo in pochi secondi tramite magnete e cinghia a cricchetto, creando un punto di ancoraggio temporaneo conforme per dispositivi anticaduta individuali.
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Accesso diretto e sicuro: consente di collegare una fune di risalita fino a terra e proteggere l’operatore già dalla salita, eliminando la dipendenza da piattaforme elevabili (PLE) o sistemi più ingombranti.
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Funzione di soccorso integrata: il sistema permette anche di gestire rapidamente un recupero dell’operatore in caso di malore o arresto, senza dipendere da attrezzature esterne.
LIGHET è quindi una soluzione ideale per manutenzione di torri/pali elettrici, tecnologici e di pubblica illuminazione, unendo protezione, praticità e libertà di movimento in ogni contesto operativo.
HOOK – Punto di ancoraggio rapido temporaneo per pali fino a 8 metri
HOOK è il nostro punto di ancoraggio temporaneo certificato progettato per creare rapidamente un punto di protezione su pali di altezza contenuta (fino a 8 metri) utilizzando una asta telescopica da terra, senza salire sulla struttura o effettuare modifiche strutturali.
Caratteristiche principali
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Applicazione da terra tramite asta telescopica: il dispositivo si aggancia al palo senza contatto diretto, con un gesto semplice e veloce.
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Installazione in pochi secondi: nessun attrezzo complesso richiesto, nessuna modifica permanente alla struttura.
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Maggiore efficienza operativa: riduce i costi e i tempi legati all’utilizzo di piattaforme elevabili (PLE), mantenendo l’operatore vincolato in sicurezza anche durante l’uso di scale.
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Compatibilità con sistemi anticaduta individuali: garantisce un punto di ancoraggio idoneo e conforme alle normative UNI EN 795:2012.
HOOK permette quindi di lavorare in quota in modo sicuro, con autonomia e rapidità, soprattutto in manutenzioni di routine, dove la presenza di un punto di ancoraggio permanente non è praticabile o giustificata.
FAQ – Accesso su Torri e Pali
Quale imbracatura serve per i pali?
È necessaria un’imbracatura anticaduta completa, conforme alle norme europee, dotata di:
- attacco sternale compatibile con dispositivi guidati EN 353;
- punti laterali per il posizionamento EN 358.
La scelta deve essere coerente con la procedura operativa e con il sistema anticaduta installato.
Come si usa il cordino di posizionamento?
Il cordino di posizionamento EN 358 si collega ai punti laterali dell’imbracatura e a un ancoraggio strutturalmente idoneo. La lunghezza deve essere regolata per stabilizzare l’operatore.
Se esiste rischio di caduta libera, deve essere sempre attivo un sistema anticaduta separato.